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Vivere nel sestiere di Cannaregio a Venezia
Percorso della Memoria
I MARTIRI DI CANNAREGIO
7-8 luglio 1944
 

Ogni anno, il 25 aprile, in giro per le calli del sestiere di Cannaregio, si snoda il Percorso della Memoria, una via crucis laica in sette stazioni a ricordare alcuni luoghi tragici e alcuni uomini e donne morti nella guerra di liberazione dal nazifascismo.
Sette fermate, sette luoghi, sette targhe alla memoria: Campo San Canciano: Bruno Crovato; Ponte dei Sartori: Luigi Borgato; Calle Priuli: Giuseppe Tramontin; Fondamenta San Felice: Ubaldo Belli; Calle Colombina: Piero Favretti; Campiello del Magazin: Augusto Picutti; Corte Correra: Manfredi Azzarita, ad ogni tappa ci si ferma, si ricorda, una tromba suona il silenzio, e il Coro 25 Aprile intona un canto partigiano, fino ad arrivare in Campo del Ghetto, dove avviene una breve commemorazione presso il monumento in ricordo della Shoah.

I Martiri di Cannaregio
La Resistenza si era distinta soprattutto per azioni di sabotaggio e informazione clandestina; d'altro canto Venezia, per la sua conformazione, rendeva un certo tipo d'azione praticamente
impossibile, come molto difficile era la clandestinità. Oltretutto, val la pena ricordare che l'RSI vi trasferì interi ministeri e numerosi uffici e che naturalmente nel capoluogo avevano sede tra i più importanti comandi fascisti e nazisti. Motivo per cui un numero impressionante di "foresti" in camicia nera o con la svastica risiedevano a Venezia. Tra l'altro questo aumentò l'avversione dei veneziani nei confronti dei due regimi, a causa dell'alto numero di abitazioni messe a disposizione di queste migliaia di persone che a vario titolo erano da loro impiegate, creando un vero e proprio problema casa e un aumento degli affitti.

Nell'estate del '44 il clima cambiò. Successe che il famigerato maresciallo fascista Asara venne ucciso - non si seppe da chi - alle 14 circa del 6 luglio.
Scattò la rappresaglia, secondo il modello nazista: 10 ad 1. Il prefetto Cosmin (colui il quale nel gennaio precedente fu tra quanti pretesero l'immediata fucilazione dei condannati di Verona - Ciano, De Bono, Gottardi, Pareschi, Marinelli) diede ordine di assassinare nel sestiere di Cannaregio 10 antifascisti (cattolici, comunisti, liberali, agnostici).
        Si formarono così 10 squadre, ciascuna di tre sgherri in borghese. Questi suonarono altrettanti campanelli nel cuore della notte tra il 7 e l'8 luglio, tra San leonardo e San Canciano. Quattro non aprirono e per loro fu la salvezza, mentre per Ubaldo Belli, Luigi Borgato, Bruno Crovato, Piero Favretti, Augusto Picutti e Giuseppe Tramontin la sorte fu segnata da un colpo di pistola.
        A dire il vero, Tramontin, sebbene gravemente ferito alla testa, riusci miracolosamente a sopravvivere, grazie anche ad una straordinaria rete di solidarietà che comprese medici ed
infermieri dell'Ospedale Civile.
        La scia di sangue era solo all'inizio. Il 28 luglio la rappresaglia fascista assassinò 13 antifascisti sulle
macerie di Ca' Giustinian, sede della GNR fatta saltare in aria il giorno prima, mentre quella nazista il 3 agosto giustiziò 7 antifascisti credendo che i Partigiani avessero uccisio una loro sentinella, invece caduta ubriaca in acqua e morta affogata.
....... La Liberazione arrivò a Venezia il 28 aprile del 1945

testo tratto da ANPI Venezia

 
 
     
 
 
 
 
 
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