Cannaregio 4008
Santa Sofia
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HOME Circolo ARCI ATTIVITA' ... è Festa d'Aprile
 
El Tiempo Venezia / Tessera
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Titolo:
... è Festa d'Aprile
Descrizione:
Ore 17,30
Ida D'Este partigiana veneziana
Luisa Bellina di rEsistenze presenta la figura della partigiana veneziana Ida D’Este

Ore 18,00
opera teatrale 
RESISTENZA 
tratta dal libro “Croce sulla schiena” di Ida D’Este 
Regia di Linda Bobbo 
Laboratorio teatrale Teeangers, Associazione FuoriPosto 
in collaborazione con Josephine Cre(A)zioni
con
Lucrezia De Col, Elena Deppieri, Daniele De Toni, Michela Persichina, Giorgia Pomponio, Anna Pugiotto, Eleonora Rizzo, Irene Ziero

Ore 18,45 
Il laboratorio di canto Franca Trentin Baratto
canta la resistenza
Quando:
Domenica 26 aprile 2015
Orario:
17:30
Dove:
Circolo ARCI Franca Trentin Baratto - Cannaregio 4008 (Santa Sofia) - Venezia
dove?
Evento Facebook:
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Responsabile:
Marina Rodinò
Costi:
Entrata libera
 

Ida D’Este (1917-1976)
"questa nave di italiani umiliati e sofferenti è ora la nostra patria"

Con queste parole Ida d’Este inizia le sue memorie partigiane, che comincia a pubblicare nell’estate del ’45 sul giornale del movimento femminile della Democrazia Cristiana “La voce della donna”, poi raccolte nel libro Croce sulla schiena edito nel 1953.
Nel settembre del ’43, Ida, una ragazza di 26 anni, laureata in Lingue a Ca’ Foscari, cattolica fervente, militante dell’Azione cattolica, impegnata in opere di apostolato sociale, appena apprende che una nave di soldati italiani prigionieri dei tedeschi è ancorata al porto di Venezia, accorre alla Marittima e organizza, con lo stuolo delle sue amiche del circolo di Azione cattolica della parrocchia di S.Silvestro, un’intensa attività di aiuto agli sbandati che riescono a fuggire trovando loro una sistemazione nelle canoniche o in case private.
Riesce presto a mettersi in contatto con i dirigenti della resistenza veneta, l’azionista Egidio Meneghetti e il cattolico Giovanni Ponti di cui diventerà la segretaria. Le viene affidato l’incarico di staffetta di collegamento tra il CLN regionale e i CLN di Venezia, Padova, Vicenza, Rovigo, Belluno. Sceglie come nome di battaglia “Giovanna”, in onore della santa Giovanna d’Arco.
Il 7 gennaio 1945 è arrestata, a Padova, assieme a Ponti, Meneghetti, e ad altri membri del CLN, detenuta per più di un mese a Palazzo Giusti, duramente torturata dalla banda Carità. A fine febbraio è deportata nel lager di Bolzano, al blok F, dove rimane fino alla Liberazione, obbligata a lavorare in una fabbrica di cuscinetti a sfera e a lavare la biancheria dei soldati e delle prostitute del campo.
In Croce sulla schiena rievoca la dura esperienza delle torture e della prigionia, ma anche la nuova luce che ha illuminato la sua vita, la lotta per la libertà, inizialmente “una idea più intuita e amata che compresa”, una febbre esplosa come ansia insopprimibile che fa balenare un “nuovo mondo di pace e di democrazia che fino allora ci era stato negato”, scriverà nel 1964 in un articolo per il giornale del movimento femminile della Dc “Donne d’Italia”.
Ida avrà sempre nostalgia del periodo resistenziale come del momento più alto e felice della sua vicenda esistenziale: Oggi ho tutto il sole, tutta la libertà per me e non sono felice ...Ho smarrito il brevetto della felicità, forse è rimasto lassù in quella cella, forse l’ho dimenticato più tardi al blok F.
Nel dopoguerra, Ida D'Este organizza il movimento femminile della Democrazia cristiana veneta.
Nel marzo ‘46 è eletta nel Consiglio Comunale di Venezia. Prima dei non eletti nelle liste della DC alla Camera, subentra come deputato nel febbraio 1953 e viene confermata nelle elezioni dello stesso anno.
Tre sono i temi su cui principalmente s’impegna da parlamentare: l’educazione dei giovani; il diritto al lavoro delle donne; una scuola più moderna. Propone una riforma dei centri di rieducazione dei minorenni per sostituire le tradizionali strutture collettivistiche di correzione con gruppi famiglia e intensificare l’aspetto della formazione educativa e professionale, sulla base del principio fondamentale del rispetto della persona. Polemizza esplicitamente con quegli ambienti cattolici che in nome dei valori della famiglia tendono a disconoscere il diritto al lavoro femminile e a favorire solo il ruolo casalingo della donna. Collabora attivamente con la senatrice socialista Lina Merlin nella battaglia contro la schiavitù delle donne costrette alla prostituzione, per la libertà e l’autodeterminazione della donna in quanto persona. Definisce l’abolizione delle ‘case chiuse’ come “una liberazione, un passo verso una civiltà e una libertà migliori”, “nello spirito del 25 aprile”.
Il 13 marzo 1957 la Camera dei deputati affida a lei, come figura simbolo, testimone fiera della resistenza, il ruolo di relatore del Disegno di Legge per l’istituzione del Museo storico della Liberazione di via Tasso a Roma. Alla fine della legislatura nel 1958 non viene ricandidata, abbandona la vita politica per dedicarsi ad attività assistenziali, nell’ambito del recupero e della tutela delle ex-prostitute e delle ragazze madri. Collabora inizialmente con Lucia Schiavinato e le “Volontarie della carità” nella Casa “Madonna della neve” a Campocroce di Mogliano; se ne distacca successivamente per fondare un proprio ordine secolare, le “Missionarie della Carità” e acquista a proprie spese due nuove strutture di cura ed accoglienza, Villa Sailer a Cappelletta di Noale (che intesta a Giovanna d’Arco, il nome che aveva scelto per sé nella clandestinità della Resistenza, come messaggio di sfida anche spirituale sul modello della santa guerriera) e Casa dell’Annunciazione a Treviso, dove va ad abitare con la madre.
Nel 1969 torna a Venezia, dove vive in silenzio e solitudine, facendo supplenze in varie scuole.
Nel giugno 1981, a 5 anni dalla morte, in occasione della ristampa di Croce sulla schiena a cura del Comune di Venezia, durante la commemorazione tenutasi all’Ateneo Veneto, Tina Anselmi, legata a Ida dai tempi della Liberazione, ricorda “quella Ida d’Este che credette fermamente nella repubblica, che si adoperò costantemente a costruire la democrazia del nostro Paese, che si batté senza tregua, sia nel consiglio comunale che nelle aule parlamentari come deputata della DC e anche nel periodo successivo, per riscattare la condizione femminile, per risolvere i problemi dei minorati psichici, per edificare una scuola più aderente al recupero sociale dei disadattati ... che credette fino in fondo nell’esigenza di richiamare la responsabilità pubblica”.

testo tratto da rEsistenze

 

 
 
 
 
 
   
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